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Nemius Loireag LandSignore delle terre nebbiose al di là del tempo e custode delle dodici spade divine September 20 Discussione su Riflettiamo un pò......
Citazione Riflettiamo un pò...... June 13 SaiyukiViaggio in Occidente (西游记 Xīyóu Jì) conosciuto anche come Viaggio Verso Ovest è un classico della letteratura cinese, forse il più famoso tra le giovani generazioni. È stato pubblicato anonimo nel 1590 circa e non ci è pervenuta alcuna prova materiale relativa all'identità dello scrittore, ma lo si attribuisce tradizionalmente all'erudito Wu Cheng'en.
* Monkey: serie umoristica a cartoni animati per la televisione, parodia del Viaggio in Occidente e come tale di difficile comprensione per il pubblico occidentale. * Dragonball, Dragon Ball Z: (serie giapponesi di manga e anime liberamente ispirate anch'esse al Viaggio in Occidente, ma mentre l'intenzione del testo originale fu di diffondere la nozione di karma in una cultura perlopiù animista e in parte panteista, quella cinese appunto, Dragonball si propone invece di diffondere nozioni di panteismo in una cultura agnostica, quella occidentale). * Gensomaden Saiyuki: un altro anime ispirato dal mito. * Starzinger: anime liberamente ispirato dalla storia, ambientato nello spazio . * Viaggio in Occidente: una serie di telefilm prodotti dalla CCTV (televisione cinese) con protagonista Liu Xiao Ling nella parte di Sun Wukong. * Un film statunitense per la tv prodotto nel 2001 dalla NBC, di nome The Lost Empire (distribuito con il nome L'incantesimo del manoscritto ma mandato in onda su Italia 1 come Viaggio in Occidente), diretto da Peter McDonald si propone come seguito della storia; in esso un americano (Nick Orton, interpretato da Thomas Gibson) prende il posto del monaco alla guida dei tre demoni per impedire agli dei, Confucio, e lo stesso Wu Cheng'en, di distruggere tutte le copie del romanzo richiamandole in cielo. Sono assistiti dalla bellissima dea Kuan Ying (la bodhisattva Guanyin), che ovviamente si innamora dell'americano. Nel cast anche Kabir Bedi [1] * A Chinese Odissey Part I - Pandora's Box e A Chinese Odissey Part II - Cinderella di Jeffrey Lau ne sono liberamente ispirati e l'autore dimostra una conoscenza profonda del buddhismo attraverso una spremitura del testo originario all'essenza. Lo scimmiotto Sun Wukong è interpretato maestralmente dal Jim Carrey orientale Stephen Chow. * Tsui Hark, regista hongkonghese autore di film di arti marziali ricchi di effetti speciali, di successo anche in occidente (ad esempio Seven Swords è stato distribuito in Italia da Medusa Film nel 2005), ha annunciato di avere in progetto una trasposizione cinematografica di Viaggio in Occidente. In altre storie è solo citato il mitico Saiyuki come ad esempio: * In un episodio dell'anime Inuyasha i protagonisti incontrano un demone-cinghiale, Chokyukai, che afferma di essere discendente di Cho Hakkai, ed è accompagnato da due piccoli demoni: un kappa discendente di Sha Gojo ed una scimmia discendente di Son Goku, tre dei protagonisti della leggenda cinese; questi ultimi due si rivelano però molto deboli, dato che anche Shippo riesce a tenerli a bada. * Nel manga Saint Seiya, Shaka di Virgo, che è considerato una reincarnazione di Buddha, affronta Ikki di Phoenix e quest'ultimo, spaventato dal suo potere, cerca di fuggire più lontano possibile, solo per ritrovarsi nel palmo della mano di Buddha, proprio come successe a Sun Wukong alle prese con Tathagata Buddha.
November 24 Nike - La dea della vittoriaNiche o Nike
Figlia della ninfa Stige e del titano Pallante e sorella di Zelos la Gelosia, di
Cratos la Forza, e di Bia la Violenza, rappresenta non solo la vittoria in guerra, ma
anche quella in gare atletiche ed anche semplicemente il successo in competizioni di
ogni genere (musicali, letterarie, ecc.).
Viene rappresentata come una giovane donna alata con un ramo di palma, viste le
origini appartiene perciò alla prima stirpe divina, anteriore agli Olimpici.
Spesso viene confusa con la dea Athena di cui Nike è una parte complementare, sono in
pratica una coppia vincente.
Zeus la ringraziò per il suo sostegno nella lotta tra dei e giganti. Il suo santuario
più celebre era presso Olimpia.
La più antica raffigurazione plastica pervenutaci, è stata ritrovata a Delos ed è
conservata nel Museo nazionale di Atene. Viene datata intorno al VI secolo a.C. e
convenzionalmente attribuita ad Archermo.
Nel Partenone di Atene era raffigurata sul palmo della mano di Atena, e ad Olimpia
nella mano di Zeus.
In età ellenistica l'immagine della bellezza femminile in movimento trova il suo
esempio nella "Nike di Samotracia" originariamente al Santuario dei grandi dei di
Samotracia, ora al (Museo del Louvre di Parigi). Sull’Acropoli di Atene aveva un
tempio detto Nike Ápteros (Vittoria senza ali) dove gli ateniesi posero la sua statua
a garanzia che non li avrebbe abbandonati.
Nike alata era collocata sulla prua della nave, che ella sospingeva verso il
successo.
Piccola curiosità, la famosa marca sportiva omonima ha come logo il famoso baffo
(swoosh in inglese), rappresenta simbolicamente l'ala della dea della vittoria
adorata dagli antichi Greci.
Si ringrazia Orphen89 per l'aiuto!! grazie mille!! November 21 Eris - La dea della discordiaEris è una figura della mitologia greca, personificazione della discordia.
Secondo Omero è sorella di Ares e sta al suo fianco quando prende parte ai combattimenti (Iliade, libro IV). Per Esiodo è invece figlia della notte e fomenta le battaglie, le liti e l'anarchia.
La Discordia (Eris, per i greci), divinità minore e malefica associata al culto di Ares. Per vendicarsi dell'insulto fattole da Zeus che non l'aveva invitata alle nozze di Pelèo e Teti, essa vi intervenne ugualmente e, per gettare lo scompiglio tra le invitate, lanciò fra loro una mela d'oro (il Pomo della Discordia), con incisa la scritta: alla più bella! Gesto che scatenò fra le dèe Hera, Athena e Afrodite una tumultuosa contesa per il possesso del simbolico frutto. Il compito di assegnare l'ambìto riconoscimento fu affidato a Paride, principe-pastore troiano, fratello dell'eroe omerico Ettore. Il premio fu assegnato ad Afrodite, che aveva promesso al giovane l'amore della più bella donna del mondo: la dea dell'amore, infatti, aiutò poi Paride a rapire Elena, l'infedele moglie di Menelao, altro eroe omerico, in tal modo assecondando inconsapevolmente le intenzioni della Discordia e dando quindi origine alla decennale guerra di Troia. La temibile dea era sempre rappresentata insieme ai suoi terribili figli, Fame, Pena, Oblio, Dolore, Stento, Menzogna, Bestemmia ed Ingiustizia, i quali nelle battaglie eccitavano gli animi dei combattenti alla crudeltà ed alla strage.
Se ho dimenticato qualcosa ditemelo che aggiungo, su internet non ci sono tante informazioni su questa Dea... November 15 Paride e compagnia!!La vera storia del pomo d'oro dell'illiade
Gran fermento quel giorno in Olimpo: si stavano facendo i preparativi per un matrimonio fra due vip, cose alla grande. Pare che in quell’occasione il Padre Giove si sia indebitato fino al collo per far bella figura con gl’invitati, il Gotha delle divinità; deve aver fatto un leasing con Plutone, un pezzo da novanta dell’alta finanza, dio della ricchezza e presidente della Olimpic General Bank: roba da alta società.
E il matrimonio era quello del re dei Mirmìdoni Peléo e dell’affascinante ninfa del mare Teti. Dalla loro unione, per inciso, sarebbe poi nato Achille, detto il “pelìde” dal nome di suo padre. Giove ovviamente lo sapeva, e ci teneva a fare le cose in grande, anche per dare alla fantasia poetica di Omero un personaggio che non rimanesse in cerca d’autore…
Ci riuscì, per la verità, Giove l’anfitrione, perché a quel pranzo di nozze non si badò a spese nelle abbondanti portate di nèttare e ambrosia, che, come tutti sappiamo, erano il cibo e la bevanda degli dèi. Non tutto, però, andò per il verso giusto quella volta, perché verso la fine della grande abbuffata si vide apparire nell’augusta assemblea una dea, brutta e cattiva, che Giove volutamente non aveva invitato: la Discordia.
E d’altra parte cosa poteva fare il re dell’Olimpo? poteva mai far partecipare a una festa di matrimonio proprio una divinità malevola come quella? Sarebbe stato un gesto di vero e proprio cattivo gusto. Due che si sposano, prima o poi finiscono col litigare già per conto loro; se poi gli mettiamo di mezzo anche una menagramo, non gli facciamo certo uno dei migliori servizi. La Discordia, si sa, è una brutta bestia, fatta apposta per mettere zizzania, creare disaccordo, litigi; e non le mancano gli argomenti per farlo. .
Infatti, quella dea brutta e cattiva si vendicò del mancato invito, combinandone una delle sue: gettò fra le invitate un Pomo d’oro (era una mela, non un pomodoro), sul quale aveva inciso insidiose parole che sarebbero passate alla storia per tutte le conseguenze che ne derivarono: “Alla più bella”.
Vuoi che non si scatenasse un putiferio di rivalità fra le olimpiche divinità femminili? (sottolineo “femminili” perché anche certi maschietti, tipo Ganimede e compagni, avrebbero voluto partecipare per aggiudicarsi quel pomo destinato “alla più bella”; ma Giove tagliò corto, dicendo che non era ancora tempo di gay pride).
Furono tre le dèe più agguerrite nella contesa di quell’aureo frutto e quindi del titolo, in quello che può essere considerato il primo concorso di miss Universo che la storia ricordi. Furono Giunone, Minerva e Venere.
La prima, sebbene avesse un aspetto piuttosto massiccio (giunonico, appunto), ambiva a quel titolo anche per un motivo di dignità personale: a suo tempo era stata scelta come moglie dal re degli dèi, non poteva farsi da parte. A sua volta Minerva, essendo la dea della saggezza, dell’intelligenza, della giustizia, non si sentiva certo da meno: la più bella era lei, altro che storie, aveva la bellezza interiore. E infine c’era Venere, la dea della bellezza assoluta e dell’arte amatoria: questo dice già tutto, non c’era bisogno di tanto per avallare la sua candidatura.
In mezzo al putiferio che questa olimpica tenzone aveva scatenato, il povero Giove (che fra l’altro aveva un appuntamento con una delle sue solite ninfette, ed era già in ritardo) decise di venirsene fuori incaricando un altro di vedersela con quelle tre dèe scatenate; e passò la patata bollente allo scaltro Mercurio (Ermes per i greci). Questo dio, molto versato nell’arte diplomatica, invitò le tre dèe a una scampagnata sul monte Ida, tanto per digerire e calmare i bollori, dove sapeva che avrebbe risolto la situazione.
A questo punto, però, dobbiamo fare un piccolo passo indietro. Sul monte Ida viveva sin da bambino un gran bellimbusto che si guadagnava la giornata facendo il pastore: si chiamava Pàride, un bel pezzo di giovanotto di origini aristocratiche ma piuttosto malvisto in circolazione. Era figlio nientemeno che del re di Troia Prìamo e della regina Ecuba. Notti prima del parto, sua madre aveva avuto un cattivo presagio: aveva sognato di partorire un tizzone ardente (vedi che scherzi ti fa la gravidanza), che avrebbe incendiato e distrutto la loro ricca e potente città di Troia.
Apriti cielo! presagio funesto, maghi e indovini a convegno, drastica soluzione. Si decretò che il pargolo portava iella e si decise di allontanarlo dalla civile convivenza; anzi, di eliminarlo proprio. Priamo non ci pensò due volte, ma non avendo il coraggio di farlo da sé, affidò il neonato a un pastore che aveva un’azienda di latticini sul monte Ida, ordinandogli di abbandonarlo e farlo morire. Cosa che fu regolarmente eseguita, ma dopo cinque giorni (un’orsa provvidente lo aveva allattato) il piccolo era più vivo e vegeto che mai; e Agelao, era il nome del pastore, mosso a compassione lo riprese con sé e lo allevò come un figlio (Oddìo, da figlio di re a figlio di un pastore….).
Il Fato comunque aveva deciso: Paride doveva vivere e crescere, per combinare quel po’ po’ di guaio che fu poi la guerra di Troia.
Ed ecco che un giorno ritroviamo il ragazzo, diventato un bel fustacchione sui vent’anni, mentre suona solitariamente il suo piffero pascolando sul monte le candide greggi. E chi ti incontra il pastorello? Vede venirgli incontro un uomo e tre donne che altri non sono se non le divinità fra le più potenti dell’Olimpo. Al giovane e inesperto garzoncello lo scaltro Mercurio rifila con eleganza la soluzione del problema: “Decidi tu, gli dice, quale di queste dèe è più degna di ricevere il Pomo d’oro e di essere considerata la più bella”. Ardua sentenza per un sempliciotto che al massimo aveva avuto a che fare con qualche pecora. Ma ce la mette tutta, il gagliardo, aiutato anche dalle allettanti promesse che gli fanno le tre dive in passerella.
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Pieter Paul Rubens - Il Giudizio di Paride - National Gallery, Londra
Giunone (“Non per vantarmi, ma io sono la moglie del re degli dèi, non so se mi spiego….”) gli promette mari e monti, conquiste e ricchezze. Minerva (“Guarda che a me, fra qualche migliaio d’anni, faranno una statua in tutte le università: una spintarella agli esami posso sempre procurartela…”). E infine Venere, la maliarda bellona, gli offre solo una cosa, apparentemente meno vistosa degli altri doni: l’amore della donna più bella del mondo. E hai detto niente!
A vent’anni, si sa, soldi e carriera sono cose importanti, tutti i ragazzi li mettono in cima ai loro sani appetiti; ma vuoi mettere portarsi in macchina (o dove volete) la donna più bella del mondo? è una goduria al solo pensarci.
E il nostro fustacchione non ci pensa su troppo: il Pomo d’oro deve andare a lei, la dea dell’amore, che finalmente può liberarlo da certe cattive abitudini con le sue pecore preferite. Venere vince: è lei “la più bella”, ed è lei che lo farà innamorare, ben ricambiato, della bella Elena, moglie di Menelao re di Sparta. Un’attrazione fatale dalla quale si scatenò nel mondo dei miti una delle guerre più lunghe, più sanguinose e più affascinanti, come fu la guerra di Troia che il grande cieco Omero ci ha raccontato. |
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